In tempi di chiusura da coronavirus notiamo un boom di videochiamate, uno dei canali principali attraverso i quali riusciamo a tenere i contatti con l’esterno, con i nostri cari e in particolare con i colleghi di lavoro. Infatti oltre a telefonate, messaggi vocali e chat ormai tutte le applicazioni di messaggistica consentono di effettuare videocall anche in gruppo. Le piattaforme e le app dedicate stanno registrando un incremento esponenziale di traffico e download. Lo dimostra l’analisi di XChannel sulle principali soluzioni cercate dagli italiani su Google.

Le piattaforme per comunicare a distanza

Le ricerche sono iniziate a salire vertiginosamente dall’8 marzo. Ecco i maggiori concorrenti:
Skype (la piattaforma più cercata offre videocall con massimo 50 persone)
Zoom Cloud (fino a 100 persone)
Gotomeeting (fino a 25 in video e altri 225 in audio con la versione Plus)
Hangouts Meet (fino a 250 persone)
Microsoft Team (fino a 50 persone)
Houseparty (fino a 8 persone)
WhatsApp (fino a 4 persone)
Messenger (fino a 6 persone, ma possono aggiungersi altri 50 “amici” solo in audio)
FaceTime di Apple (fino a 32 persone)
Instagram (fino a 6 persone)

Come fare la videochiamata

Ma come si organizza a dovere una videocall casalinga, specialmente se di lavoro? Ci viene in aiuto Alexa Schirtzinger, responsabile del marketing per la piattaforma G Suite di Google:

  1. Scegliere l’ambientazione giusta. Meglio evitare finestre, che darebbero troppa luce ai sensori delle webcam o dello smartphone, preferendo un muro.
  2. Se si usa un computer assicurarli una posizione salda: le vibrazioni potrebbero distrarre gli interlocutori.
  3. Le videoconferenze e videochiamate non devono essere sempre programmate. Se, per esempio, siete immersi in uno scambio di email lavorative dal quale non riescite proprio a uscire, organizzate al volo un incontro e invitate persone interne o esterne all’organizzazione. Hangouts Meet, reso gratuito fino al primo luglio per tutti gli utenti di G Suite e G Suite for Education, consente per esempio di creare codici di partecipazione internazionali, per raggiungere persone al telefono in ogni parte del mondo.
  4. Se non riuscite a sentire bene, perché magari vivete in casa con altre persone anche loro impegnate in videochiamate continue o non disponete di buone cuffie, si possono sempre usare le didascalie. Meet offre infatti una funzione di “live caption”.
  5. Occhio a non condividere tutto lo schermo (con tutti i dati, le cartelle e i documenti personali), quando dovete esibire il vostro lavoro agli altri. Mostrate solo una finestra, quella in cui si trova il documento da discutere e valutare. In certe applicazioni, come su Meet, è anche possibile cambiare il layout della videochiamate: si va dalla disposizione automatica, che consente all’app di Google di scegliere il layout per voi, fino a quella “in griglia”, che mostra fino a quattro feed video di uguali dimensioni quando non ci sono presentazioni in corso.
  6. Se invece c’è una presentazione, lo spazio nella finestra è interamente occupato e di lato vengono mostrati al massimo tre partecipanti. Potete scegliere la modalità “In evidenza”, dove l’intera finestra sarà occupata dalla presentazione, da chi sta parlando o dai feed in primo piano, oppure la modalità “Barra laterale” dove verranno visualizzati o l’oratore attivo o la presentazione, con altri partecipanti a lato.

Per concludere su tutte le piattaforme che utilizziamo vale la pena fare di tutto per essere il più genuini possibile. Ricordiamoci sempre che ciascuno di noi ha una vita al di fuori del lavoro. Se capita, non è male mostrare un pezzo della vita reale che ci circonda: può essere il proprio figlio che entra nell’inquadratura, il cane che richiede attenzioni, uno snack consumato durante la call perché non ci si è fermati un attimo. Mostrare un frammento della propria vita può rafforzare le connessioni con i colleghi e anche creare empatia con ciò che facciamo fuori dagli impegni professionali.

Buon lavoro a tutti!

Fonte: www.repubblica.it – Simone Cosimi

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