Gli utenti  che nel nostro Paese usano Telegram sono almeno 9 milioni. Soprattutto con la diffusione della pandemia, in tanti hanno dato una chance alle app di messaggistica alternative a WhatsApp probabilmente su spinta di amici e contatti già iscritti o forse per ovviare ai rallentamenti e alla congestione dei servizi più affermati. Funzionalità avanzate, sticker, crittografia, gruppi fino a 200.000 utenti: l’app di Pavel Durov dà del filo da torcere ai concorrenti. Ma ci sono anche lati oscuri, come i gruppi votati alla pirateria o al revenge porn.

I fondatori

I fondatori di Telegram sono i fratelli Pavel e Nikolai Durov, che devono successo e ricchezza alla creazione di VKontakte, il social network più diffuso in Russia. Dopo una serie di “incomprensioni” con il Cremlino su questioni legate al conflitto in Ucraina, nell’aprile del 2014 i fratelli sono stati estromessi dalla gestione di VKontakte e hanno scelto la strada dell’autoesilio. Pavel, che allora ricopriva il ruolo di Amministratore Delegato, ha venduto le sue quote del social network al CEO dell’operatore russo Megafon, Ivan Tavrin, incassando 300 milioni di dollari. Capitali che ha reinvestito e sta ancora investendo sullo sviluppo e la gestione di Telegram. Oggi Pavel Durov non ha fissa dimora, vive parte dell’anno a Dubai e viaggia con un passaporto di St. Kitts and Nevis, ottenuto già nel 2014 grazie a un generoso contributo di 250.000 dollari all’industria dello zucchero dell’isola caraibica.

Come funziona

L’iscrizione a Telegram è semplicissima. L’app si scarica dall’App Store o dal Google Play Store e poi alla prima apertura basta seguire le indicazioni per registrare il proprio numero di telefono e attivarlo tramite un codice di verifica via SMS. L’applicazione procede poi a chiedere i permessi di accedere ai contatti, per poter leggere i numeri della nostra rubrica e suggerire immediatamente chi altri, tra i nostri amici o conoscenti, è disponibile per chattare.

Differenze da WhatsApp

Per guadagnare terreno sulla concorrenza, Telegram negli anni ha aggiunto funzionalità più avanzate. Dalle ultime versioni, ad esempio, è possibile organizzare le chat in cartelle, per mantenere le conversazioni in ordine. Gli sticker, da sempre uno degli elementi distintivi dell’applicazione, sono molto più avanzati. I gruppi offrono funzioni di gestione molto più evolute e possono arrivare fino a 200.000 iscritti. Su Telegram, oltre ai classici gruppi, esistono anche i canali, cioè gruppi “broadcast” in cui soltanto il proprietario può scrivere per diffondere aggiornamenti o notizie agli iscritti. Tra le funzionalità di comunicazione accessorie ci sono poi le chiamate VoIP, ma non le videochiamate, che sull’app non sono ancora state implementate. Molto utile infine per chi manda parecchi messaggi vocali la possibilità di riprodurli a velocità 2x, in modo da dimezzare i tempi di ascolto delle elucubrazioni di amici particolarmente prolissi.  Completano il quadro una funzionalità di ritocco delle foto molto più prestante e i bot avanzati che gli sviluppatori possono creare con un sistema di API gratuito.

Ma la vera differenza è che Telegram, a differenza di Whatsapp, è un’app di messaggistica interamente basata sul cloud. Questo significa che il trasferimento da un dispositivo all’altro è immediato e indolore: basta una veloce verifica e tutte le chat, i messaggi, i video, i file compaiono automaticamente sul nuovo smartphone, tablet o computer. Questa caratteristica rende Telegram molto più versatile, soprattutto per chi vuole utilizzare l’app per gestire le comunicazioni professionali e i gruppi di lavoro in remoto. Il vantaggio non è soltanto la facilità di backup delle proprie conversazioni, ma anche e soprattutto la possibilità di utilizzare Telegram senza soluzione di continuità su tutti i propri dispositivi. Le applicazioni native sono disponibili infatti anche su iPad e su tablet Android mentre la versione Desktop si può installare su PC Windows, PC Linux e Mac.

La crittografia e la privacy

Fin dalla creazione dell’app, nel 2013, Telegram ha offerto ai suoi utenti la possibilità di comunicare al sicuro dagli occhi indiscreti di governi e agenzie di sicurezza, grazie alla crittografia end-to-end. Non è un caso, peraltro, che proprio per le stringenti misure sulla crittografia dei messaggi e delle chiamate l’applicazione sia stata ufficialmente bloccata in Russia, già dal 2018.

Pirateria e gruppi illegali

L’efficacia dei sistemi di anonimizzazione degli utenti e la protezione crittografica dei contenuti, tuttavia, si è dimostrata terreno fertile anche per utilizzi illeciti e per la diffusione di gruppi in cui vengono condivisi materiali piratati, pornografici o più generalmente illegali. Una recente inchiesta di Wired, ad esempio, ha svelato l’esistenza di un gruppo italiano di revenge porn, in cui uomini di varia età condividono foto a luci rosse delle proprie ex e in alcuni casi anche di minori. Per fortuna però quando si parla di crittografia e protezione dell’anonimato c’è un altro lato della medaglia da considerare. Milioni di dissidenti politici, cittadini di stati autoritari, attivisti per le libertà civili, che possono comunicare attraverso Telegram senza rischiare di essere messi a tacere.

Fonte: www.lastampa.it – Andrea Nepori

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