I rifiuti elettronici sono cresciuti del 21% negli ultimi cinque anni. Se vogliamo fare un paragone, equivale al peso complessivo di tutti gli adulti europei . Di questi rifiuti elettronici, solo il 17% segue un percorso di recupero e riciclo dei materiali, il resto finisce nelle discariche senza alcun controllo e senza alcun processo di verifica degli effetti che questa “distruzione” produce nell’ambiente stesso. Solo nel 2019 53,6 milioni di tonnellate di cellulari, elettrodomestici vari, computer e gadget elettronici, sono stati letteralmente buttati via. La dispersione maggiore nelle discariche senza alcun riciclaggio o riciclo riguarda gli apparecchi di piccole dimensioni (32%): videocamere, giocattoli elettronici, device per la cucina casalinga, rasoi e altri. I grandi elettrodomestici da cucina e le fotocopiatrici vengono smaltiti malamente per un altro 24%. Seguono poi i pannelli solari che nel breve futuro potrebbero diventare uno dei maggiori problemi di smaltimento del materiale elettronico, anche per la presenza di minerali rari al loro interno e perché, arrivando sul mercato prodotti più efficienti, si incrementerà la sostituzione per migliorare il risparmio energetico.

Gli autori del Global E-waste Monitor 2020 spiegano che questa  situazione è determinata non solo da procedure scorrette di smaltimento dei rifiuti elettronici ma anche, ed è questo che preoccupa i più, dal meccanismo di obsolescenza “programmata” che abbrevia sempre di più la durata di un’apparecchiatura elettronica e da un sistema produttivo che non tiene conto, in fase di progettazione, delle necessità di smaltimento. Per esempio le batterie degli smartphone, che sempre più sono inamovibli rispetto al device e la cui operazione di disassemblaggio per uno smaltimento corretto comporta spese maggiori per gli operatori ambientali che spesso incidono notevolmente sul costo delle tasse sui rifiuti. Un altro consistente danno economico è dato dalla dispersione di tracce di metalli preziosi come mercurio, rame, ferro e oro per un peso complessivo di 50 tonnellate e per un valore di quasi 56 milioni di euro.

Per il futuro c’è scarso ottimismo: si ritiene che entro il 2030 il volume dei rifiuti elettronici non correttamente riciclati raddoppierà rispetto a quello del 2014. Ciò è dovuto al fatto che le condizioni generali di vita delle popolazione crescono e le persone che fino ad oggi non avevano a disposizione dispositivi elettronici, ora se lo possono permettere, moltiplicando quindi anche i rifiuti. A questo concorre anche l’abbassamento dei prezzi medi dei device e delle apparecchiature elettroniche che produce spesso una rapida sostituzione degli stessi.

L’Europa, nella classifica mondiale, segna due primati contrastanti: quella della maggiore dispersione pro capite, ma anche quella – e ciò fa ben sperare – della maggiore efficacia delle tecnologie e delle procedure per la raccolta e il riciclo di rifiuti tecnologici.

Nel nostro piccolo cerchiamo di riciclare correttamente separando tutti i materiali, quando possibile, e portandoli nei vari centri di raccolta. Tentiamo di riparare ciò che si rompe e non di gettarlo subito per comprare qualcosa di nuovo. Ricordiamoci della buona regola del donare. Se qualcosa è ancora funzionante e in buono stato regaliamolo a scuole, parrocchie, associazioni di volontariato, amici, parenti ecc…
http://www.amiat.it/cms/servizi/55-raccolta-e-smaltimento-rifiuti/ecocentri
https://www.ri-generation.com/it/content/15-dona-il-tuo-elettrodomestico

Fonte: www.repubblica.it – Claudio Gerino

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