Perché il termine nanotecnologie? Perchè si tratta di dispositivi quasi invisibili, tanto sono piccoli, realizzati su scala dimensionale inferiore al micrometro (un milionesimo di metro) e fino al nanometro, con la manipolazione della materia che può arrivare a livello atomico e molecolare. Siamo ai limiti della fantascienza? No, è già una concreta realtà scientifica, che vede impegnati anche laboratori di ricerca in Italia. Soprattutto l’INRIM, di Torino, ex Istituto Galileo Ferraris e Colonnetti, l’Istituto Nazionale Ricerca Italiano per la Metrologia ha organizzato un workshop che si tiene in questi giorni al Centro Congressi Torino Incontra, a Torino.

PROSPETTIVE E PROGETTI
Sono presenti circa 130 partecipanti da università, centri di ricerca e industrie, tra cui studiosi di fama internazionale come Manuel Vazquez dell’Istituto di Scienza dei Materiali di Madrid, e Paulo Freitas del Laboratorio Iberico Internazionale di Nanotecnologia, Olga Kazakova del National Physical Laboratory (NPL), centro di eccellenza per la metrologia e la scienza dei materiali nel Regno Unito, e ricercatori di Corea e Giappone, oltre che di molti paesi europei. Il convegno si concentra sullo studio di materiali magnetici e sistemi micro e nanostrutturati per la sensoristica avanzata, con applicazioni nel campo biomedico, nel controllo ambientale, per la conversione dell’energia, e per l’elaborazione digitale dell’informazione.

Sensori e attuatori magnetici trovano largo impiego nell’industria automobilistica: «Le parole sensori e attuatori magnetici, non devono intimorire: questi dispositivi sono già presenti nella tecnologia che ci circonda – spiegano i ricercatori al convegno. Gli attuatori o trasduttori sono i congegni che trasformano l’energia elettromagnetica in altre forme di energia, ad esempio in quella meccanica». E sono all’opera negli oggetti della nostra vita quotidiana: negli auricolari con cui ascoltiamo la musica, nei computer, nella bilancia che usiamo in cucina, sulle automobili, nella produzione di macchine utensili, nella robotica, nella realizzazione di dispositivi intelligenti.

«C’è ancora molto da fare – spiega Marco Coisson, ricercatore INRIM – ma le prospettive sono allettanti. Noi già svolgiamo nei nostri laboratori attività di ricerca per realizzare attuatori e sensori, ad esempio per il settore auto, con nanotecnologie. La tendenza è creare dispositivi di dimensioni sempre più ridotte che sfruttano fenomeni di nanomagnetismo. I vantaggi? Maggiore risposta di rotazione, e più in generale maggiore resistenza, costi inferiori e minor consumo di energia. Quello dei sensori e attuatori per auto è un settore già da tempo in espansione: un’azienda ne produce 2 milioni di apparati al giorno, più altri realizzati da altre aziende».

UNA MISURA PER LE NANOTECNOLOGIE
Le applicazioni? «Investono molteplici settori – aggiunge Coisson – dal controllo ambientale all’industria automobilistica, dalla produzione di macchine utensili alla robotica, fino alla realizzazione di dispositivi intelligenti e all’ambito biomedicale, in cui si mettono a punto strumenti diagnostici raffinati. Tra questi basti citare i sistemi basati sull’impiego di nanotecnologie in grado di offrire diagnosi e terapia insieme». E poi, gli sviluppi per la domotica, cioè la tecnologia che fa funzionare tutto in una casa o in un appartamento: «Vi sono etichette realizzate con metodi nanotecnologici – spiega Paola Tiberto, ricercatrice INRIM, coordinatrice del Convegno EMSA 2016 – che opportunamente attaccate a un contenitore, dialogano con un sensore del frigorifero e inviano ad un telefonino o computer tutti i dati sul prodotto alimentare, e in particolare sulla scadenza». C’è sempre grande attenzione per gli sviluppi futuri in campo medico: micro-apparati in nanotecnologie, potrebbero sostituire in futuro gli apparati per le endoscopie. In pratica, una pillola microscopica, quasi invisibile, con funzioni ancora maggiori.

FONTE: La Stampa

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