Internet esisteva già dagli anni Sessanta grazie ad Arpanet, un progetto voluto dal Ministero della Difesa degli Stati Uniti, ma l’accessibilità mondiale è arrivata molto dopo. L’idea del World Wide Web, una rete che permettesse di collegare fra loro più testi e parole in tanti computer in rete nel mondo venne a Tim Berners-Lee.

Il 12 marzo del 1989 il fisico britannico, allora trentaquattrenne, presentò al suo supervisore al Cern di Ginevra il documento Information Management: a Proposal, per rendere più agevole la distribuzione di dati scientifici tra gli scienziati. «Vago, ma interessante» fu il giudizio del supervisore, Mike Sendall, che diede a Berners-Lee il via libera per approfondire il progetto insieme ad un altro ricercatore, il belga Robert Cailliau. Nel giro di due anni Berners-Lee e Cailliau costruirono le fondamenta del Web e realizzarono anche il primo browser, il programma per sfogliare le pagine del web. Da allora Internet è esploso, spalancando le porte ad un modo nuovo di comunicare, informarsi, lavorare, inventare.

Come primo server fu utilizzato un computer NeXT, costruito dalla società fondata da Steve Jobs dopo che aveva lasciato Apple la prima volta.

Tim Berners-Lee non è mai diventato ricco, nonostante la sua invenzione si sia trasformata nel volano di una nuova economia. Il 30 aprile del 1993, infatti, il Cern di Ginevra ha deciso di mettere a disposizione di tutti, pubblicamente e senza diritti, il codice sorgente alla base della «ragnatela digitale». Il fisico è stato insignito del titolo di “Sir” dalla Regina Elisabetta II, attualmente è il direttore del Consorzio del World Wide Web, con il quale continua a guardare allo sviluppo della rete.

Proprio questa organizzazione, in base alla elaborazione dei dati Onu, pochi mesi fa ha certificato un rallentamento nel numero di persone su Internet, con una brusca battuta d’arresto dal 2015, nonostante la propulsività della Cina. E secondo l’ultima analisi della Alliance for Affordable Internet (A4Ai), essere connessi rimane letteralmente un sogno per due miliardi di persone nel mondo perché fuori dalla portata delle loro tasche o perché non ci sono investimenti tecnologici nei paesi in cui vivono.

Per quanto riguarda gli utenti connessi  la più grande preoccupazione sta nel mantenere la propria privacy e la propria sicurezza. Secondo Sir Tim, c’è troppo potere nelle mani di Google e Facebook, e il web si può trasformare in «un’arma». A suo avviso serve «un intervento giuridico e normativo». Per questo ha lanciato due progetti. Il primo è il contratto per  il Web, che chiede alle società della Silicon Valley di rispettare la privacy sui dati e sostenere il meglio dell’umanità. L’altro è una nuova piattaforma che si chiama Solid, che consente agli utenti di controllare i propri dati.

Fonte: www.lastampa.it

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