A fine marzo è circolata voce di un piano per Instagram dedicato ai minori di 13 anni guidato da Pavni Diwanji, assunta da Facebook a dicembre scorso e che in precedenza ha lavorato per Google al progetto YouTube Kids. Dopo anni di polemiche e richiami sulla protezione degli utenti più piccoli dal cyberbullismo e dalle molestie l’idea della società è quella di creare un ambiente controllato e supervisionato dai genitori. “La verità è che i bambini sono già online. Vogliono connettersi con famiglia e amici, divertirsi e imparare, e noi vogliamo aiutarli a farlo in modo sicuro e adeguato alla loro età”, ha spiegato Stephanie Otway, portavoce di Facebook. Infatti Instagram e Facebook richiedano già agli utenti di avere almeno 13 anni al momento dell’iscrizione ma molti under 13 mentono sulla propria età per creare un profilo.

Ma su questo progetto qualcuno ha lanciato un allarme. Si tratta di una coalizione internazionale di consumatori ed esperti di sviluppo infantile. Un gruppo di 35 associazioni guidate dalla Campagna per un’infanzia senza pubblicità (Ccfc), una organizzazione no profit. Tra queste associazioni – scrive il New York Times – ci sono il Center for Digital Democracy di Washington, l’Africa Digital Rights Hub in Ghana, l’Australian Council on Children and the Media, il Common Sense Media a San Francisco, la Consumer Federation of America e la 5Rights Foundation in Gran Bretagna. Secondo il loro parere il rischio in una fascia d’età vulnerabile alla manipolazione, protetta anche dal Gdpr, la legge europea sulla privacy, sarebbe troppe forte ed inoltre è improbabile che i bambini di età compresa tra 10 e 12 anni con già un account Instagram passino a una “versione infantile” dell’app.

Il tutto è contenuto in una lettera rivolta a Mark Zuckerberg in cui si chiede al fondatore di Facebook di abbandonare questo piano. “Sebbene raccogliere dati preziosi e coltivare una nuova generazione di utenti possa essere positivo per i profitti di Facebook, probabilmente aumenterà l’uso di Instagram da parte dei bambini che sono particolarmente vulnerabili alle funzioni di manipolazione e sfruttamento della piattaforma”, scrivono le associazioni.

Ancora non si conosce la risposta di Zuckerberg e dei suoi. L’unica modifica di Instagram  nella sua versione tradizionale è stata quella di fare un test globale e dare agli utenti la possibilità di decidere se visualizzare o meno il contatore di like sotto ai post, rimosso nel 2019. Una situazione molto simile in questo campo è avvenuta anche per TikTok, altra piattaforma molto usata dai giovanissimi. In Italia, a seguito di alcuni fatti di cronaca, il Garante della Privacy ha chiesto di richiedere agli utenti l’età così da intercettare e cancellare i profili degli iscritti con meno di 13 anni. Ci si chiede perché non si riesca a pensare prima a queste soluzioni invece di tentare dopo di correre ai ripari.

Fonte:www.lastampa.it