Che cos’è

Si chiama AirTag ed è uno dei primi dispositivi elettronici di consumo a supportare una nuova tecnologia wireless, la banda ultralarga, che consente di rilevare la distanza precisa tra gli oggetti. La banda ultralarga è stata sviluppata per più di 15 anni, ma è stata integrata nei chip per iPhone e altri smartphone solo negli ultimi due anni (quindi a partire dall’iPhone 11). Funziona un po’ come un sonar: invia un segnale al dispositivo, e questo lo rimanda indietro al telefono; il tempo impiegato tra andata e ritorno viene usato per calcolare la distanza tra i due oggetti. In più, l’AirTag ha anche il Bluetooth, che fornisce altri dati, a seconda della potenza del segnale. Combinate insieme, queste informazioni permettono non solo di calcolare la distanza del dispositivo, ma anche la direzione in cui si trova. Sul mercato i tracker elettronici sono diversi, da Chipolo (che ora è compatibile anche con la piattaforma Dov’è) a Tile (che ha fatto causa ad Apple per concorrenza sleale), fino a Samsung, che ha lanciato da poco i suoi Smart Tags. Gli AirTags hanno forse qualche funzione in meno, sono utilizzabili solo con iPhone, e non sono i più economici, ma sono quelli che diventeranno più popolari, c’è da scommetterci, proprio come successe vent’anni fa con l’iPod. In vendita dal 30 aprile, costano 35 euro per la confezione singola, 119 euro per quella da quattro. Ad ora non si possono scegliere colori o varianti.

Com’è fatto

Gli AirTag hanno un diametro di 31,9 mm e pesano 11 grammi. Grandi poco più di una moneta da due euro, da un lato sono bianchi (si può però far incidere una parola o una sigla fino a quattro lettere, emoji comprese), mentre il retro è in metallo a specchio col logo della Mela. La parte in metallo è removibile per sostituire la batteria piatta (CR2032, come quelle usate per telecomandi o orologi). Pare che l’autonomia sia di un anno e quando sarà tempo di sostituirla arriverà una notifica. L’AirTag è impermeabile fino a un metro e resistente a schizzi, acqua e polvere secondo lo standard Ip67, ma difficilmente sopravvivrà a un ciclo energico di lavatrice.

Come si usa

Si apre la scatola, si tira via la linguetta che isola la batteria, poi si abbina l’AirTag a un iPhone. Il processo è molto simile a quello degli auricolari o delle cuffie: l’iPhone riconosce immediatamente il dispositivo e guida la configurazione in meno di un minuto passo dopo passo in quattro schermate. Bisogna anche dargli un nome: chiavi, occhiali, portafogli…

Come funziona

Immaginiamo di aver perso il portafogli ma al suo interno abbiamo posto un AirTag. Per trovarlo bisogna avviare l’app Dov’è e cercarlo: nelle tab in basso bisogna selezionare Oggetti, e compariranno i vari Airtag registrati con lo stesso Apple ID dell’iPhone. L’iPhone diventa una specie di bussola che indica la direzione esatta per ritrovare gli oggetti dotati di AirTags, e segnala se ci stiamo avvicinando o allontanando, riportando anche un’indicazione piuttosto precisa della distanza, nell’ordine di alcuni centimetri. L’interfaccia è semplice ed essenziale, con una grossa freccia su sfondo sfocato che poi diventa verde quando ci si avvicina. In ogni momento è possibile far suonare l’AirTag per rintracciarlo più facilmente, nel caso fosse nascosto alla vista. Alcuni utenti riportano che il suono, per quanto grazioso, non è molto potente, e in ambienti rumorosi potrebbe non essere facilmente udibile e che gli AirTags non compaiono né usando iCloud e Safari su un Mac, né con Dov’è per iPad. La spiegazione è nel fatto che questi dispositivi non sono dotati del chip ultrawideband U1. Ma le cose si fanno ancora più interessanti se non riusciamo a trovare un AirTag, perché dall’app si può impostare la modalità Smarrito. Infatti Apple cerca di costruire una rete mondiale che trasferisce informazioni sulla piattaforma Dov’è. Se un altro dispositivo nella rete passa vicino all’AirTag, si riceverà un aggiornamento sulla sua posizione. È anche possibile assegnare un numero di telefono a un AirTag perso, così se viene trovato da qualcun altro, può toccarlo usando un iPhone o qualsiasi dispositivo abilitato NFC (anche Android) per visualizzare il numero di telefono e mettersi in contatto con il proprietario. L’app Dov’è tiene traccia degli AirTags e aiuta a ritrovarli.

La privacy

L’azienda dichiara di non avere accesso ai dati di posizione; localizzazione e cronologia degli spostamenti non sono mai memorizzati su AirTag. Non è possibile attivare un AirTag per conto di qualcun altro. iPhone, iPad o altri dispositivi iOS possono identificare se un AirTag sconosciuto si sta muovendo con noi, segnalando che il proprietario può rilevare la nostra posizione. Se prestiamo le chiavi a qualcuno, il tracker può essere messo in pausa per un giorno, o a tempo indeterminato se è registrato a un ID Apple che è membro dello stesso gruppo di Condivisione in Famiglia. Altrimenti basta svitare il fondo in metallo, estrarre la batteria e sarà disattivato nel modo più semplice e sicuro possibile.

Per concludere

Riassumendo gli AirTag sono facile da usare, hanno un’interfaccia ben disegnata, sono poco ingombranti, rispettano la privacy e si possono abbinare a molti accessori ma funzionano solo con iPhone e non hanno un gancio così che serve necessariamente un accessorio per abbinarlo a un oggetto. Per ultimo ma non importantissimo sono disponibili solo in bianco ed alcuni lamentano il fatto che il retro in metallo si graffia facilmente e che il suono dell’allarme potrebbe essere più potente.
Fonte: www.lastampa.it – Bruno Ruffilli