Tutto nasce dal progetto SharkEye, attraverso il quale i ricercatori della Benioff Ocean Initiative dell’Università californiana di Santa Barbara (Ucsb) studiano gli squali. In particolare i grandi squali bianchi per conoscere meglio questi giganti del mare, proteggerli dalle persone e viceversa.  Einstein (anzi, Einstein Vision) è l’intelligenza artificiale sviluppata da Salesforce, nota azienda americana di cloud-computing, che ha messo questo strumento a disposizione del progetto. Il drone sorvola l’oceano, le telecamere inquadrano l’acqua, controllano quello che succede, notano un movimento: è uno squalo, una persona, una barca o altro? Per capirlo, entra in gioco… Einstein.

Squali e umani, una convivenza difficile. L’idea del progetto SharkEye è rendere questa convivenza più facile. Secondo il National Geographic, circa 100 milioni di squali vengono uccisi dall’uomo ogni anno; o accidentalmente o attraverso la pesca illegale o per la distruzione del loro habitat a causa dell’inquinamento. Di contro, seppur rari, gli attacchi degli squali all’uomo, nei soli Stati Uniti sono stati quasi 1500 negli ultimi 300 anni. Il software messo a punto da Salesforce ha imparato a riconoscere gli squali dagli altri animali o dalle altre cose o persone che popolano il mare, dopo averne studiato il movimento, la forma e l’aspetto, ed è pure in grado di distinguere un tipo di squalo da un altro; secondo gli sviluppatori, avrebbe una precisione del 95%. Ed è ovviamente più rapido di un umano nel fare tutto questo.

Quando un drone avvista un grande squalo bianco al largo della California l’informazione, con tanto di posizione in tempo reale dell’animale, viene inviata a chi si occupa della sicurezza delle spiagge, così che bagnanti e surfisti possano essere avvertiti del potenziale pericolo. Inoltre i dati vengono comunicati a chi fa ricerca sugli squali, così che possa tenerne d’occhio gli spostamenti, conoscerne meglio le abitudini e pure identificarli, eventualmente anche avendo il tempo di posizionare su ognuno un rilevatore di movimento per ritrovarlo in futuro.

Ma non solo in California è stato messo a punto questo metodo. Anche in Kenya i droni Einstein permettono alle telecamere posizionate all’interno della riserva faunistica Masai Mara di riconoscere la presenza di bracconieri sui percorsi seguiti dagli elefanti per spostarsi e andare ad abbeverarsi. Così i ranger possono intervenire prima che vengano attaccati, catturati o uccisi. Quello di Einstein è il secondo esempio in pochi mesi di utilizzo dell’altissima tecnologia e dell’intelligenza artificiale per preservare la vita animale sulla Terra. Speriamo che la collaborazione fra associazioni e colossi dell’hi-tech continui così anche in futuro.

Fonte: www.lastampa.it – Emanuele Capone

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