La fatidica domanda è: “I grandi della tecnologia (Google, Apple, Amazon e altri), sono disposti a pagare per usare Wikipedia che fornisce loro dati tempestivi e aggiornati? A quanto pare sì perché le trattative con i grandi di cui sopra sono già in atto e gli accordi potrebbero già essere chiusi entro giugno.

D’altronde tutti sapevamo che non si poteva tirare la corda troppo a lungo e così è stato. Ormai è inevitabile dover cercare un modo per ristabilire gli equilibri di forza con i grandi della tecnologia, dopo anni di convivenza retti su un metodo tanto forte nella pratica quanto fragile nella teoria economica. Così Wikimedia Foundation, la no profit che dà vita a Wikipedia, l’Enciclopedia libera e collaborativa, sta per lanciare, attraverso una nuova società, un servizio a pagamento.

Il progetto commerciale, previsto entro il 2021, si chiama Wikimedia Enterprise e fornirà ad aziende e organizzazioni strumenti “che renderanno più facile sfruttare e riutilizzare i dati di Wikipedia”. E’ chiaro il messaggio lanciato ai Big della Silicon Valley: Amazon, Apple – che sfruttano le voci dell’enciclopedia anche per i loro assistenti vocali – Facebook e compagnia. Anche Google, con la quale i rapporti sono intrecciati a doppio filo sin dall’inizio. Da un lato, il motore di ricerca accredita la fonte Wikipedia, dall’altro la fonte fornisce contenuti su contenuti. Tanto che, Mountain View, nel 2007, pensò addirittura di farsene una propria, di Wikipedia. Cosa poco nota ai più, si chiamava Knol e prometteva di condividere parte degli introiti pubblicitari con gli autori. Molti si chiesero se non fosse un passo più lungo della gamba, e così fu: il progetto naufragò per chiudere definitivamente i battenti nel 2012.

Nel 2018, pensando anche a quanto fossero utili i contenuti di Wikipedia nella lotta al cospirazionismo online, la direttrice esecutiva Katherine Mahler aveva tirato una sonora tirata d’orecchi ai giganti tech (Google, in particolare): “Il contenuto di Wikipedia è concesso in licenza libera per essere riutilizzato da chiunque e questo fa parte della nostra missione […] Contestualmente, incoraggiamo le aziende che utilizzano i contenuti di Wikimedia alla restituzione, in uno spirito di sostenibilità”.

In futuro, la costola commerciale di Wikimedia offrirà ai suoi clienti “snapshot”, cioè anteprime aggiornate dei dati che cambiano sulla piattaforma, già ottimizzati, quindi senza i problemi di sorta nella formattazione. È un lavoro di manovalanza che costa, e quindi perché non metterlo a pagamento, aggiungendo anche un numero dedicato, una sorta di servizio clienti, per garantire velocità nella consegna dei dati e difetti tecnici? In cambio la fondazione assicura un’accuratezza maggiore e una tempestività di aggiornamento di dati e fonti che possa fare gola a chi, di informazioni dell’Enciclopedia, ci campa.

Certo questo nuovo servizio non diventerà totalmente fonte di sostentamento della macchina, che continua a stare a galla con le donazioni di singoli e le sovvenzioni varie. Secondo le email che arrivano puntualmente, “Wikipedia è rimasta accessibile a tutti” grazie alle donazioni del 2% dei lettori di tutto il mondo. Con Enterprise, Wikimedia punta a raggiungere una maggiore stabilità, perché le oltre 51 milioni di voci e le circa 300 lingue a disposizione, sono sempre sull’orlo della fatica e delle richieste accorate del fondatore Jimmy Wales e dei suoi soci.

Questo tentativo, dopo vent’anni, di ritarare il contratto tra l’enciclopedia libera e coloro che ne veicolano il messaggio, è un passaggio coraggioso ma cruciale e inevitabile. Avanti!!

Fonte: www.lastampa.it – Diletta Parlangeri