Non è la scena di un romanzo o di un film di fantascienza, ma la realtà di centinaia di città cinesi, dove grandi catene di supermercati e negozi hanno iniziato ad attivare i pagamenti attraverso la facial recognition, il riconoscimento facciale. Il cliente arriva alla cassa, posa gli acquisti sul banco per la scansione e si prepara a pagare. Invece di tirare fuori il contante, la carta di credito o lo smartphone, guarda sorridendo in una videocamera per pochi secondi. Il suo volto viene riconosciuto e il costo della spesa scalato subito dal credito del suo conto online. Questo metodo di pagamento integrato è stato sviluppato da WeChat, la piattaforma social di messaggistica più usata in Cina. Si chiama WeChatPay. A farle concorrenza c’ è Alipay la società di pagamenti digitali controllata dal gigante Alibaba che ha lanciato il sistema Dragonfly sperimentandola nelle filiali della catena CP-Lotus di Pechino.

Gli utenti cinesi hanno risposto in maniera estremamente entusiasta ai nuovi sistemi di pagamento. Il grande vantaggio è ovviamente la comodità di non doversi portare dietro nulla quando si esce per fare acquisti. Basta uscire di casa, entrare nel negozio, prendere quel che serve e sorridere al cassiere robotico. Che il proprio volto finisca in un enorme database a cui il governo può avere accesso non sembra invece preoccupare in alcun modo la maggior parte delle persone.

Ma la  scansione dei volti in Cina non è una novità. E’ già utilizzata attivamente da tempo dal governo per controllare le minoranze musulmane degli Uiguri nello Xinjiang, una regione “calda” che le autorità di Pechino tengono sotto stretta sorveglianza testando spesso nuove soluzioni tecnologiche di controllo capillare della popolazione. A Pechino, Shanghai e Shenzhen, invece, la polizia usa già da almeno un paio d’anni sistemi di sorveglianza che identificano in pochi secondi chi commette infrazioni stradali. Una versione del sistema in uso a Shenzhen mostra addirittura il volto del colpevole su uno schermo della vergogna, a mo’ di gogna digitale. Se poi andrà in porto l’integrazione con i database di WeChat e altre piattaforme analoghe, il rilevamento dell’infrazione verrà immediatamente segnalato anche sullo smartphone di chi l’ha compiuta. Forse anche in quel caso per pagare la multa basterà guardare la fotocamera dello smartphone e fare un bel sorriso.
Fonte: Andrea Nepori – www.lastampa.it

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