Quanto tempo riuscite a stare senza controllare i social network? Poco, molto poco. lo smartphone è sempre al nostro fianco, le notifiche continuano ad accumularsi e resistere alla tentazione di controllarle immediatamente è difficilissimo. In Italia le persone utilizzano lo smartphone in media per due ore e mezzo al giorno. Un 20% di utenti arriva anche a quattro ore e mezzo, un tempo lunghissimo, suddiviso in una miriade di brevi intervalli. Secondo uno studio, attiviamo il display del telefono 47 volte al giorno; altre ricerche arrivano a conteggiare fino a 80 attivazioni quotidiane.  Se prendiamo per buono quest’ultimo dato (ed escludiamo le ore trascorse a dormire), significa che non riusciamo a stare più di 12 minuti senza prendere in mano il telefono e dare un’occhiata a Facebook o Instagram. Sono numeri che fanno impressione!

È per questa ragione che si parla di dipendenza da smartphone e social network un termine che però non incontra il favore di tutti gli esperti. Infatti, dicono, per parlare correttamente di dipendenza è necessario che l’attività in questione diventi  la più importante della nostra vita e comprometta le attività lavorative, scolastiche o sociali con falliti tentativi di autoregolarne l’uso.

Fare ricadere la colpa sugli utenti però è scorretto: Facebook e gli altri sono progettati per tenerci incollati agli schermi: “Parlare di dipendenza localizza il problema nell’individuo (…) invece che nella progettazione del dispositivo stesso”, specifica Jenny Radesky, pediatra dell’Università del Michigan. “Penso sia importante enfatizzare che il problema si risolverebbe più facilmente cambiando il design dell’ambiente digitale piuttosto che chiedendo a ogni individuo di resistere a prodotti che sono creati appositamente per essere coinvolgenti a livello ottimale”. Jenny Radesky quindi, attribuisce la responsabilità dell’abuso dei social network ai veri responsabili: designer e produttori. In poche parole, non sono gli utenti a essere incapaci di resistere alle sirene di Facebook e Instagram, sono i social network e gli smartphone a essere progettati appositamente per ottenere questo risultato.

Per farlo – come ha più volte sottolineato Tristan Harris, ex designer di Google e oggi in prima fila nella denuncia di questi sistemi – sono stati mutuati gli stessi meccanismi delle slot machine o delle macchinette del poker. A spingerci a controllare in continuazione le notifiche non è solo il nostro bisogno di socializzare e connetterci con altre persone, ma soprattutto l’imprevedibilità e casualità delle ricompense che riceviamo all’interno delle piattaforme social. Notifiche, messaggi o altro che sono in grado di stimolare la produzione di dopamina. Anche solo l’anticipazione di una di queste ricompense può essere psicologicamente o fisiologicamente piacevole. È ciò che gli psicologi chiamano ‘programma di rinforzo variabile’ ed è una delle principali ragioni per cui gli utenti di social network controllano in continuazione il loro smartphone.

Un ingrediente particolarmente dannoso è stata l’introduzione del like. Uno strumento molto semplice, ma che ha raccolto enorme successo nel far sì che gli utenti continuino a controllare i social media e che stimola ciò che è stata descritta da alcuni come una brama di conferme. Ridurre al minimo le notifiche o impostare lo smartphone in bianco e nero può anche essere utile, ma gli unici che possono davvero aiutarci a combattere la dipendenza da smartphone sono coloro i quali l’hanno consapevolmente creata in primo luogo.

Fonte: www.lastampa.it – Andrea Daniele Signorinelli

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