Il 22 maggio è una data storica per il mondo dei videogiochi, infatti il 22 maggio del 1980 in alcune sale giochi del Giappone faceva per la prima volta la sua comparsa il cabinato di Pac-Man.

Pac-Man nasce da un’idea del giapponese Toru Iwatani. La forma del personaggio si ispira a quella di una pizza senza uno spicchio. Il nome originale era Puck-Man, dalla parola giapponese “paku” che vuol dire “masticare” e i primi cabinati riportavano questo nome. Ma quando gli esportatori americani suggerirono che si poteva facilmente trasformare la P in una F fu preferito Pac-Man.

La pallina gialla più famosa del mondo ha una bocca che si apre e si chiude e corre in un labirinto divorando rumorosamente puntini e frutti per ottenere punti extra, cercando di evitare quattro astuti fantasmi chiamati Blinky, Pinky, Inky e Clyde pena la perdita di una delle vite a disposizione. Per facilitare il compito al giocatore sono presenti, presso gli angoli dello schermo di gioco, quattro “pillole” speciali (“power pills”) che rovesciano la situazione rendendo vulnerabili i fantasmi, che diventano blu e, per 10 secondi esatti, invertono la loro marcia; per guadagnare punti, è possibile in questa fase andare a caccia degli stessi fantasmi, per mangiarli. Una volta fagocitati, però, questi tornano alla base (il rettangolo al centro dello schermo) sotto forma di un paio di occhi, per rigenerarsi e attaccare di nuovo Pac-Man. Completato un labirinto ingerendo tutti i puntini, Pac-Man passa a quello successivo, identico nella struttura; le varie fasi sono intervallate da scenette umoristiche che vedono protagonisti Pac-Man e il fantasma Akabei (noto anche come Blinky).

Pac-Man all’inizio non fu assolutamente un successo, visto che puntava su un pubblico diverso rispetto a quello delle sale giochi giapponesi cioè bambini e ragazze che, secondo l’idea di Iwatani, avrebbero  trasformare questi luoghi da malfamate stanze annebbiate dal fumo delle sigarette in colorati luoghi di divertimenti. La Pac-Mania scoppiò quando il gioco fu esportato negli Stati Uniti e mostrò al pubblico qualcosa di innovativo, completamente differente rispetto alle proposte americane del tempo. Pac-Man generò innumerevoli imitazioni più o meno legali e creò praticamente da solo il genere dei “maze game”. Fu inoltre una delle più importanti influenze nipponiche del dopoguerra, contribuendo con il resto dell’industria videoludica al rilancio della cultura giapponese verso un pubblico americano giovane che non era interessato ai rancori del dopoguerra.

Una caratteristica tecnica di Pac-Man nota agli appassionati è che, malgrado in teoria il gioco possa proseguire all’infinito, dato che ogni livello è praticamente identico a quello appena completato, arrivati al livello 256 a causa di un bug nella funzione che disegna la frutta, metà dello schermo viene riempita da simboli casuali che rendono di fatto impossibile completare il livello. Malgrado qualcuno abbia affermato di esserci riuscito, non ci sono prove che questo sia mai accaduto. Nel 1999 Billy Mitchell, detentore del record della partita perfetta (il punteggio massimo possibile fino al bug, pari a 3.333.360) offrì un premio di 100mila dollari a chi avesse fornito una prova del superamento del livello, ma nessuno si presentò.

Pac-Man rappresenta ancora oggi un simbolo celebrato in mille modi. Perfino in un film, Pixel, abbastanza dimenticabile, in cui compare però anche Iwatani. In queste ore Nvidia ha annunciato GameGan, un progetto di intelligenza artificiale che ha ricreato Pac-Man, analizzando 50.000 partite ma senza dover programmare il motore grafico per farlo girare. Un po’ meno da smanettoni l’omaggio di Amazon, che sta per lanciare una versione di Pac-Man chiamata Pac-Man Live Studio in cui basterà visitare una pagina Twitch per giocarci, creare i proprio labirinti, competere per il punteggio più alto o rigiocare la modalità classica, proprio come 40 anni fa.

Fonte: www.lastampa.it – Lorenzo Fantoni

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