Nel nostro futuro si prevede un mondo senza denaro contante. Fra 15 anni i contanti copriranno il 20% dei nostri pagamenti e andranno gradualmente a sparire. Una delle startup che punta a questo è Satispay fondata nel 2013.

Ma come funziona Satispay? Quest’ app è stata creata per disintermediare il trasferimento di denaro: niente carte di credito, operatori telefonici o banche di mezzo, si mandano soldi agli amici o si acquista qualcosa, in negozio e online, e l’app addebita l’importo sul conto corrente. E così oggi gli utenti di Satispay dopo aver iniziato a usare l’app non smettono più, anzi la usano tutte le volte che possono.

Prima di mettere mano al codice, però, i fondatori di Satispay hanno lavorato a un documento che definisse i valori e la visione dell’azienda. Alberto Dalmasso, insieme a Dario Brignone e Samuele Pinta, ha immaginato tutto questo 8 anni fa e ci spiega: “Eravamo e siamo convinti che valori e visione siano gli elementi che permettono di affrontare i momenti difficili. Sono questi che consentono di attrarre persone di talento e investitori importanti e che aiutano a definire il cliente che poi ti sceglie”. I nostri valori sono 3: do it smart, be responsible e believe”, li riassume Dalmasso. “Fare le cose in modo intelligente, dall’agenda della settimana al modo in cui si condividono i file all’interno dell’azienda, prima di ripercuotersi sul prodotto: “Questo è fondamentale per attrarre colleghi e clienti smart”. In Satispay tutti i dipendenti hanno quote della startup, grazie a un programma di stock option: “L’azienda non è dei fondatori o degli investitori, ma di chi dedica la propria vita e i propri sforzi a farla crescere. Per cambiare la vita di milioni di persone c’è bisogno di gente che creda davvero di riuscire a fare la differenza”. In modo responsabile, però, “perché abbiamo il privilegio di lavorare tutti i giorni per cambiare il mondo e non ha senso farlo se non lo rendiamo un posto migliore.” Dalmasso lo sintetizza così: “Cancellando il contante, oltre a semplificare la vita di milioni di persone, elimineremo il veicolo principale dell’evasione fiscale”. Il punto più importante è forse il terzo: “Essere ambiziosi ci ha portato a parlare con investitori di alto livello. Anche se poi non si sono presi accordi, ascoltando le loro domande abbiamo capito che per fare crescere il nostro business dovevamo puntare su retention mensile, frequenza di utilizzo e long time value”.

Questa teoria sembra funzionare, perché l’ultimo round di investimento chiuso da Satispay vede all’attivo la cifra di 93 milioni di euro (fra le più alte raccolte da una startup in Italia), ma anche investitori dal grande peso. Uno su tutti Square, società americana di pagamenti digitali tramite carte di credito, costituita nel 2009 dal co-fondatore e Ad di Twitter, Jack Dorsey, e oggi quotata a New York per un valore di circa 100 miliardi di dollari. “È stato più difficile convincere Esselunga ad accettare i pagamenti con Satispay”, racconta Dalmasso, ricordando la fatica che faceva nel 2017 per farsi ascoltare da catene e negozi. Da lì in poi, però, la crescita è stata costante, accompagnata dalle richieste da parte di investitori e aziende come Square di fare due chiacchiere. Chiuso quel round, cui hanno partecipato anche Tencent (holding cinese cui fa capo uno dei venture capital più grandi al mondo), Lightrock (venture capital lussemburghese) e Tim Venture (Telecom Italia), Satispay ha ottenuto una sorta di certificazione di qualità. “Adesso ci chiamano investitori da tutto il mondo e ci fanno i complimenti per quello che stiamo costruendo” afferma Dalmasso. “La cosa più importante che ho imparato in questi anni è che devi lavorare e studiare tanto: devi innanzitutto essere un esempio per tutti e poi diventare esperto di ogni cosa quel tanto che serve per capire se le persone cui affidi un progetto siano in grado di svolgerlo”.

Satispay continua a crescere in Italia ma ha di recente aperto anche in Germania e Lussemburgo. L’azienda ha una valutazione di circa 250 milioni di euro ma è ancora lontana da quello status cui ogni startup guarda per certificare la propria candidatura al successo. Siamo ancora all’inizio ma tutto lascia intendere che la direzione intrapresa sia quella giusta. Essere partiti dall’Italia, uno dei Paesi più arretrati dal punto di vista dei pagamenti digitali, poteva sembrare una pessima scelta, ma Dalmasso la considera ovvia: “Siamo italiani che si lamentano di come vanno le cose. L’innovazione nasce così, per soddisfare un bisogno o rimuovere un disagio”. E una volta dimostrato che si può fare qui, si può fare ovunque.

Fonte:www.lastampa.it – Silvio Gulizia