6 ottobre 2010. Nell’App Store compare per la prima volta Instagram. I creatori sono Kevin Systrom e Mike Krieger che inizialmente avevano pensato a un’applicazione chiamata Burbn per facilitare check-in e acquisto di biglietti. Ma un’altra idea balenò nella loro mente risultando più avvincente: un’app che permettesse agli utenti di giocare con le foto del cellulare. L’ispirazione di fondo pare fosse arrivata ancora prima, al terzo anno di università, quando Systrom trascorse un “inverno sabbatico” in Italia, a Firenze. E grazie alla sfida di un professore, invece di usare la costosa reflex portata con sé da Stanford si mise a immortalare persone e paesaggi con una economicissima Holga, una “toy camera” cinese con pellicole quadrate e scatti che possono essere modificati in fase di sviluppo. State pensando ai filtri di Instagram? Esatto, il seme del social network più importante del mondo sbocciò, con i tempi dovuti, proprio da quel breve “grand tour” tricolore. I due amici decisero di chiamare la nuova App  Instagram, mettendo insieme le parole “instant camera” e “telegram”, e partirono con soli cinquecentomila dollari, frutto di una campagna di raccolta fondi gestita dalla Andreessen Horowitz. Quest’ azienda statunitense di venture capital fiutò l’affare intorno al mondo dei social network prima di tutti gli altri, tant’è che nel 2011 aveva quote anche in Skype, Twitter e Facebook, oltre che partecipazioni in altre società destinate ad avere un grande successo come Groupon, Zynga, Foursquare e Airbnb.

Ma torniamo ad Instagram. Agli utenti l’idea di comunicare attraverso le foto piacque molto al punto che nel dicembre dello stesso anno di uscita, l’app era già stata scaricata dal primo milione di utenti. Inizialmente consentiva di caricare, modificare e condividere solo fotografie quadrate, ma la limitazione è stata rimossa e oggi si possono caricare immagini in tutti i formati. Nel luglio del 2011 vengono introdotti gli hashtag da Gianluca Vacchi, gli utenti diventano 10 milioni, e la società annuncia di aver già pubblicato in meno di un anno di vita 100 milioni di foto che diventeranno 150 il mese dopo. Una crescita inarrestabile che ha portato il 9 aprile 2012 Mark Zuckerberg a comunicare l’acquisizione di Instagram, e l’assunzione dei suoi 13 impiegati, da parte di Facebook, per circa un miliardo di dollari divisi tra denaro e azioni; in quel momento l’app contava oltre 25 milioni di utenti.
Instagram diventa così popolare che nel 2013 il festival Cortinametraggio gli dedica addirittura una sezione apposita per i registi che vogliono raccontare la propria storia attraverso il social.
Il tempo passa e si arriva al 2016, quando i programmatori introdussero effetti e filtri di realtà aumentata che godono ora di una sezione tutta per loro da cui scaricarli o dove proporre i propri. Inoltre apparvero le ‘Stories’ brevi video o foto visibili sul profilo dell’utente per sole 24 ore. Quest’idea non fu tutta farina del loro sacco ma venne copiata dal social network Snapchat, popolarissimo tra i ragazzi per qualche tempo, decretando di fatto la morte del giovane concorrente.
Sempre copiando una funzionalità e riproponendola praticamente identica, Instagram annunciò, nel 2018, la possibilità per i suoi utenti di sviluppare delle Reels, dando la possibilità di fare video come quelli di TikTok ma senza uscire dal profilo Instagram. Con l’avvento di InstagramTv, si possono caricare fino a 10 minuti di video (che arrivano a 60 minuti per gli utenti verificati e popolari). Il 2018 è anche l’anno di addio dei due cofondatori lasciando il posto al braccio destro di Mark Zuckerberg, Adam Mosseri.
L’ ultima novità risale ai mesi della pandemia. Con il mondo chiuso in casa in lockdown, Instagram ha lanciato il Co-Watching, ovvero la possibilità di condividere post tramite video chiamate. Viene da riflettere che quando si inizia a copiare, invece di inventare, forse è il momento di fermarsi a ragionare sui prossimi dieci anni. Inoltre, attenzione, perché non tutto è stato lineare come sembra. Instagram è stata, ed è ancora, la piattaforma del bodyshaming, del cyberbullismo, del sentimento di inadeguatezza rispetto a modelli e stili di vita considerati invidiabili, insuperabili e irraggiungibili. E dei cattivi maestri, come alcuni degli influencer che fanno ricchi affari dando pessimi consigli. Non a caso, lo scorso autunno, è stata la prima piattaforma a “nascondere” il conteggio totale dei like, cioè il numero dei cuoricini raccolti da ogni contenuto pubblicato. In realtà il meccanismo è pur sempre attivo, visto che l’autore può infatti conoscere quella cifra e che per rendersi conto del successo di una foto basta cliccare sull’elenco di chi l’ha apprezzata: scorrendo, si capisce subito se i like sono cinque o cinquemila. Ad oggi la piattaforma ha annunciato che intende dare più importanza ai contenuti che ai numeri per disinnescare quei complessi di inferiorità, che secondo alcuni studi sfioravano spesso la depressione e che moltissimi utenti provavano nei confronti di personaggi, influencer o anche semplici amici e conoscenti più noti e seguiti. Vedremo cosa salterà fuori.

Oggi gli utenti totali di Instagram sono oltre un miliardo a livello globale, e secondo i dati di We Are Social aggiornati a marzo 2020 solo in Italia sono 20 milioni. Più o meno equamente divisi tra uomini (49,5%) e donne (50,5%), restano online una media di 7 ore al mese, un’ora in più rispetto a YouTube. A settembre 2020 il personaggio di sesso maschile più seguito al mondo è il calciatore della Juventus Cristiano Ronaldo con oltre 237 milioni di follower. La donna con più follower, invece, è la cantante Ariana Grande con 203 milioni.
Piccola sorpresa: per festeggiare il suo decimo compleanno, gli sviluppatori dell’applicazione hanno aggiunto un menu che consente di modificare temporaneamente l’icona dell’applicazione, scegliendo tra le varie versioni utilizzate nel corso della sua esistenza.

Fonte: www.lastampa.it – Gianluca Nicoletti – www.repubblica.it – Simone Cosimi

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