Dal 30 luglio si paga per avere la licenza; per chi è passato alla nuova versione del sistema operativo i prossimi update dovrebbero però essere inclusi. Ma all’orizzonte spunta anche l’ipotesi abbonamento.

Windows 10 compie un anno. E il 29 luglio scade anche la possibilità di scaricare gratuitamente il sistema operativo di Microsoft. L’obiettivo del colosso di Redmond era ambizioso: arrivare a un miliardo di dispositivi entro il 2018, ma a pochi giorni dal primo anniversario sono 350 milioni, tra pc, tablet e smartphone che montano il sistema operativo. Con l’arrivo imminente delle versioni a pagamento, «il traguardo resta lontano», ammettono i vertici di Microsoft. E pensare che la politica dell’azienda era quella di spingere tutti, ma proprio tutti a installare il sistema operativo, anche grazie agli aggiornamenti automatici.

E SE IL FUTURO FOSSE IN ABBONAMENTO?
Dal 30 luglio , per avere la nuova licenza sarà necessario scaricare le versione a pagamento: 149 euro per la Home e 279 Euro per la Pro, con funzioni utili in ambito aziendale. Ma questo per chi aveva pc e dispositivi che montavano Windows 7, 8 e 8.1, mentre non ci saranno costi aggiuntivi per chi comprerà un nuovo portatile, tablet o smartphone. Allo stesso tempo, Windows manterrà l’upgrade gratuito per chi usa le cosiddette tecnologie d’accessibilità come i lettori vocali dello schermo e le tastiere Braille per non vedenti.

Una volta acquistata la nuova versione, ci saranno nuovi aggiornamenti fino al 2020 per le versioni più comuni, e fino al 2025 per versioni estese. Per ora il nuovo aggiornamento Windows Anniversay Update è gratuito (rinviabile fino a 4 mesi se non si dispone di una rete a banda larga) e non ci sono notizie di ulteriori modifiche a pagamento. Un’anticipazione sul futuro però, potrebbe venire dalla recente Windows Partner Conference di Toronto: il lancio di Windows 10 Enterprise E3, una versione del sistema operativo dedicata alle imprese e disponibile tramite abbonamento a 7 dollari mensili. Si tratta solo di una prova, ma chissà che in futuro Microsoft non estenda questa possibilità anche agli utenti privati.

Fonte: La Stampa

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